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TEATRO DELLA ROSA

il teatro della rosa


Hurleburle pèr’Ubu

ovvero "I mostri dell’infanzia"

farsa per burattini attori e un musicista
dall’Ubu di Jarry

(più tre piccoli intermezzi shakespeariani)


Con :

Père Ubu: Veio Torcigliani
Mère Ubu : Gianna Deidda
Pianista-militare: Paolo Filidei

e inoltre:

il Re Venceslao – il Generale Lascy – il Palotino Giron – 5 Nobili – 3 Magistrati – 3 Ministri delle Phynanze – due Cittadini (poi becchini) – un orso – un cavallo – un pollo

Musica di Claude Terrasse, adattata e rielaborata da Paolo Filidei
Revisione del testo e traduzione delle canzoni: Pardo Fornaciari





"Adesso abbiamo più esperienza e notiamo che ciò che fa ridere i bambini rischia di impaurire i grandi" (Père Ubu-Alfred Jarry,"Ubu incatenato")


"Né la follia né il buon senso hanno potuto cambiare il destino della Polonia." (Jan Kott, "Theatre notebook")



Cento anni fa il personaggio di Padre Ubu e i suoi allegri massacri furono come un’oscura premonizione della follia del potere che il nuovo secolo avrebbe presto visto all’opera. Noi nel metterlo in scena ora, pensando forse di vivere in tempi più leggeri, volevamo ritrovarne semplicemente la buffoneria, la noncuranza anarchica e un po’ della freschezza sogghignante di Jarry adolescente. Siamo stati fregati dalla storia. Mentre attendevamo ai nostri ingenui giochi Ubu era lì di nuovo, in doppiopetto o in tenuta antisommossa ( à la guerre comme à la guerre! A Genova come a Roma, come ovunque nel mondo!) a progettare nuovi sollazzi per la sua ventraglia. Ma ahimè, il dilettevole gioco del potere non è altrettanto dilettoso per chi il potere non ce l’ha. Come è già accaduto, la risata che sempre accompagna l’ entrata in scena del Grande Ubu rischia di trasformarsi molto presto in un urlo o- nella migliore delle ipotesi- nel silenzio del bavaglio e della botola. Prima che questo accada, ancora una volta sghignazziamogli addosso (in fondo, non è che un burattino!) e diamogli tante mazzate quante più possiamo.

L’azione ha luogo nel regno di Pollonia : un regno di scatole di cartone in cui si muovono tre finti ragazzi spaventosi fra burattini,canzoncine, palle di gomma e bandierine di carta.
Père Ubu è un infante prepotente in doppiopetto, Mére Ubu una Barbie attempata rimessa in forma dai lifting e tutto l’esercito di Pollonia è rappresentato da un pianista- militare asserragliato nel suo fortino di cartone coi suoi plotoni di pupazzetti e il grande cannone da guerra.
Fra le scatole di cartone - che come in un vero gioco di bambini diventano castello e fortino, vasca da bagno e scrivania, tunnel e trincea e mulino a vento e macchina per decervellare - i "ragazzi" giocano i loro giochi goliardici e brutali, comici e sanguinari: l’assassinio del re, la conquista del regno di Pollonia, i processi e i massacri fino al gioco delizioso della guerra e la fine gloriosa in cui vincenti e perdenti scappano sotto la stessa bandiera.
Puro piacere dell’ irriverenza o satira ? Metafora del potere o soltanto sberleffo? Mostri dell’infanzia o infanzia di un mostro?

O Grande Padre Ubu,ancora dopo cent’anni sentiamo echeggiare la tua risata. In tempi come questi, più che mai, non ci sentiamo tuoi posteri.

Lo spettacolo ha debuttato nel mese gennaio 2002 in occasione dell’iniziativa "Periferike", a Livorno

Altre rappresentazioni:
Festival Buon Gusto, direzione artistica Andrea Kämmerle, Peccioli giugno 2003
Festival Piccoli Fuochi, teatro di Buti direzione artistico Dario Marconcini, giugno 2003
Rassegna estiva organizzata dall’Accademia Libera Natura e Cultura, Querceto (PI), Cortile del Castello Ginori, giugno 2003

Nota:
Il debutto dello spettacolo è previsto per il mese di dicembre 2002
Durata: 60 minuti
Pubblico consigliato: adolescenti e adulti
Esigenze tecniche: da definire

E’ disponibile un video di demonstrazione.