TEATRO DELLA ROSA

Il TEATRO DELLA ROSA E LA CORALE GUIDO MONACO presentano

BRUNDIBAR

OPERA PER BAMBINI DI HANS KRASA


Il TEATRO DELLA ROSA

E LA CORALE

GUIDO MONACO

presentano

BRUNDIBAR

OPERA PER BAMBINI

DI

HANS KRASA

 

 

“Devo sottolineare che Theresienstadt è servito a stimolare, non ad impedire le mie attività musicali. Che in nessun modo ci siamo seduti sulle sponde dei fiumi di Babilonia a piangere; che il nostro rispetto per l’Arte era commensurato alla nostra voglia di vivere. Ed io sono convinto che tutti coloro, nella vita come nell’arte, che lottano per imporre un ordine al Caos, saranno d’accordo con me.”

Victor Ullmann

 

Texte de Adolf Hoffmeister

Musique de Hans Krasa

 

 


Brundibar

Pepicek

Aninka, sua sorella

gatto

cane

passerotto

polizia

caseificio

gelataio

panificio

un funzionario

 

 

Alessio Morelli

Noemi Brambilla

Marta Bardi

Alessia Va elli

Elisa Tessieri

Federica Lessi

Matilde Marchi/Elena

Elisa Squicciarrini

Anna Tessarolo

Simone Orlandi

Ursula Vetter

 


Coro dei voci bianchi dell’associazione Guido Monaco

 


Direzione della corale

Direzione generale

Isabella Andolfi

M° Paolo Filidei


 

Orchestra Instrumentum Consonante


Flauto

Trombone

Pianoforte

Violino

Violino

Violino

Violino

Contrabbasso

Clarinetto

Chitarra

Violoncello

Fisarmonica

 

Tiziana Gallo

Nicola Martelli

Sabrina Santalena

Giulio Peruginelli

Davide Silini

Arianna Bertoli

Silvia Scarmigli

Marco Martelli

Rosa Fontani

Irene Bontà

Martina Benifei

Massimo Sig

 


 

Regia

Gianna Deidda

Scenographia

Massimo Bardi

 

 

 

L’opera per bambini “Brundibar” di Hans Krasa, composta nel 1938, fu negli anni ’40 riadattata dall’autore deportato a Theresienstadt (e poi morto ad Auschwitz nel 1944) e rappresentata più volte con i bambini e i musicisti del ghetto, in particolare nel 1943 durante una visita della Croce Rossa nel corso della quale fu anche girato il film di propaganda nazista “Il Fuhrer dona una città agli ebrei”. Per l’occasione Terezin fu “rimessa a nuovo”, le baracche ridipinte, i negozi riforniti di cibo e aldilà delle rappresentazioni teatrali e musicali vere e proprie, furono organizzate delle“scenette di vita degli ebrei nel ghetto” ad uso e consumo degli illustri ospiti e dei futuri spettatori del film.

 

La situazione storica in cui l’opera fu rappresentata è entrata inevitabilmente a far parte del suo significato e non può non condizionare qualsiasi messa in scena, anche una messa in scena che decida di ignorare il fatto che essa fece parte di quel “fiore all’occhiello” del nazismo che pretendeva di essere il ghetto di Terezin, la città ideale per gli ebrei pensata e realizzata da Adolf Eichmann.

Il primo problema da affrontare in una messa in scena di Brundibar è dunque quello di come e dove collocare questa dimensione storica, di dove è il campo di concentramento.

Abbiamo deciso di metterlo “fuori” dallo spettacolo vero e proprio, in una “cornice drammaturgica” che in qualche momento si infiltra nella storia ma non ne condiziona l’atmosfera. Dentro lo spettacolo, dentro la storia raccontata e rappresentata dai bambini, il campo di concentramento non esiste, come non esisteva per i bambini di Terezin nel momento in cui essi la raccontavano.

 

La storia è semplice : due fratellini, Pepicek e Aninka, devono trovare del latte per la mamma ammalata ma non hanno il denaro per comprarlo. Cercano di procurarselo cantando nella piazza del villaggio, come hanno visto fare al suonatore di organetto Brundibar, ma il prepotente glielo impedisce. In loro aiuto accorrono un passerotto, un gatto e un cane che insieme agli scolari del villaggio cacciano via Brundibar. Così tutti i bambini cantano in coro una ninna nanna e guadagnano il denaro per il latte.

 

E’ abbastanza evidente una possibile analogia fra il personaggio del cattivo Brundibar e Hitler, ed è probabile che questo fosse anche nei sentimenti di Hans Krasa e degli ebrei internati a Terezin. Abbiamo comunque voluto evitare di sottolineare troppo questo aspetto.

Vorremmo che lo spettacolo fosse come un sogno dei bambini – quei bambini che a Terezin attaccavano fiori di carta al soffitto delle baracche per renderle più belle- un sogno che accade in un villaggio ebraico della memoria che sembra uscito fuori da un quadro di Chagall.

Questo sogno, coloratissimo, allegro e disordinato, pieno di voci e di canzoni, è l’opposto del sogno grigio ordinato e silenzioso di Eichmann (che definì se stesso, per l’appunto, un idealista): i cani volano, le case stanno a tetto in giù, nel cielo notturno può passare un angelo. In un sogno come questo anche il cattivo Brundibar è soltanto un suonatore di organetto che alla fine canta insieme agli altri la marcia finale di vittoria, quella che diventò, nella Storia, l’inno di resistenza di Terezin.