G A L E R I E D' A R T

Helga Eiterer

  di Elena Capone

 

Il complesso messaggio, per niente scontato, dell’opera di impostazione astratta di Helga Eiterer, si muove sull’asse di un delicato equilibrio: la ricerca di un rigore ancora razionale diviene la griglia di lettura e contenimento all’espressione di emozioni forti ed irruenti, testimonianza della sensibilità di un’artista che non è aliena dalle paure inconsce, vissute in prima persona, prodotte dalle vicende di guerra, dal senso di dissolvimento, dalla violenza quotidianamente presente e reiterata, elementi caratterizzanti e strutturanti le società contemporanee.

Il drammatico rigore dell’opera di Malevich (spesso esplicitamente citata e di cui si avverte tutta la portata innovativa e il forte senso di modernità) è attenuato da motivi più musicali che rimandano all’espressionismo spirituale di Kandinsky e più ancora di Klee, soprattutto nelle tele con andamento verticale che vanno a rievocare la consistenza delle antiche pergamene: l’umanità degli albori, l’espressività artistica primordiale testimoniata da grafemi a metà tra l’arcaico e il tecnologico, tra l’infantile e il crepuscolare.

Sullo sfondo di una fitta scrittura calligrafica, automatica, come prodotta in condizione di pre-ipnosi o nella trans mistica, a metà tra coscienza e incoscienza, tra sogno e realtà, fanno la loro apparizione oggetti geometrici bidimensionali, dischi o rettangoli, dai colori talvolta accesi, talvolta pastello, talvolta oro colato o in eleganti scale di grigi.

La densa scrittura di sottofondo ha un suo rigore geometrico pur nella poesia di un tratto armonioso: il singolo segno morbido e femminile crea, per opposizione, una composizione generale rigida nella scansione del ritmo, geometrica ed ermetica.

Ritorna il terrore del vuoto di Pollock, la ricerca quasi ossessiva di un equilibrio almeno precario, il difficile compromesso tra regola ed emozione.

L’artista sembra cogliere possibili attimi di vita, di salvezza: …svolazzano lettere alfabetiche, fogli di giornale, parole riconoscibili nel sottofondo, reminiscenze di civiltà sospinte e allietate da un dolce vento, pur nell’ambiente rigoroso della composizione.

Osservando le opere da una certa distanza spaziale si scopre che la scrittura crea interessanti effetti di chiaro-scuro, talvolta accentuati da sovrapposizioni sfumate di colore, citando una prospettiva possibile, il richiamo a forme ancora tradizionali di espressione artistica, oltre l’apparente modernità e rigidità dell’opera bidimensionale.

Le imponenti apparizioni geometriche fluttuano con lentezza, come in un ambiente onirico surreale, delineate da colori interni o che si sovrappongono con irruenza. Nella gestione generale dello spazio, queste figure essenziali hanno spesso una collocazione centrale che ne sottolinea il carattere di inamovibilità e l’inquietudine prodotta dalla loro presenza insormontabile e violenta.

La poetica di Helga Eiterer testimonia così dei fragili equilibri della vita, la stasi e la rinascita continue e ci insegna che il lieve sospiro della poesia non muore mai e diviene anzi apparizione sporadica ma determinante per ridare colore, simboli e nuove armonie anche all’apparente invalicabile rigore di un tempo che sembra aver perduto la sua storia e i suoi significati.