G A L E R I E D' A R T

Claire Fontana

 di Elena Capone

 

Claire Fontana nasce a Strasburgo (Francia) nel 1972. A Strasburgo frequenta per sette anni, dal 1988 al 1995, l’Accademia  «arts  décoratifs» dove studia in modo approfondito scultura con Patrick Lang, e pittura con Roger Dale e Franck  Wohlfahrt, tutti artisti molto affermati sulla scena internazionale. Dal 1995 al 1998 porta a compimento la specializzazione in scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara. In questo periodo consegue numerose borse di studio e premi, tra cui la borsa di  studio del  Ministero della  «jeunesse  et  des  sports», la borsa della Fondazione Rotary, il premio di scultura Molsheim, in Francia.

Dalla fine degli anni Novanta partecipa a numerose e prestigiose mostre personali e collettive in Italia, Francia, Germania e Svizzera.

Oltre che alla scultura, si dedica anche al disegno ed alla pittura, tutte tecniche e generi in cui è comunque possibile individuare una comune matrice concettuale ed espressiva verso cui è direzionata una più generale ed onnicomprensiva tensione di ricerca.

 

Con Claire Fontana si  intraprende un viaggio affascinante e coinvolgente nell’intimità del sentire. Guidati dalla delicatezza dell’abile tocco del disegnatore, i contorni morbidi e le sfumature, ci conducono con dolcezza in un milieu dove gli stati d’animo sono solo accennati e in cui l’interpretazione dello spettatore diviene partecipazione attiva alla costruzione dell’emozione così sottilmente evocata.

Proprio nel disegno traspare la formazione accademica dell’artista, realizzazioni in cui le stesse atmosfere rievocano un modo di procedere profondamente legato alla lezione del Rinascimento italiano, al recupero di canoni formali della rappresentazione. I nudi e i ritratti testimoniano la conoscenza approfondita delle proporzioni corporee e dell’anatomia umana ed ogni opera contiene in sé una lontana ed allusiva citazione di un modo di fare arte classicheggiante e denso di un umanesimo trionfale. Non mancano però richiami di forte di modernità: la lezione dei maestri del nord e di Hammershøi nella resa di linee essenziali, nel chiaro-scuro degli spazi, nei toni monocromi. L’intero percorso creativo di Claire Fontana risente così anche delle atmosfere dell’ambiente di origine nord europeo insieme alla successiva esperienza a contatto diretto con l’arte italiana, ponendosi come sintesi inedita tra tradizione, innovazione, passato antico e storia recente.

 

Spostandoci su un’analisi più legata ad elementi di contenuto, si scopre però che la ricerca artistica, sia nel disegno che nelle opere scultoree, si spinge anche nella resa di stati d’animo, aspetti interori e più spirituali, che dell’antichità classica rimandano a motivi più vicini all’ellenismo. La purezza delle forme e dei toni, tipica del classicismo rinascimentale, sembra mascherare volutamente e quasi come una imposizione, motivi romantici legati a valenze di tipo emozionale e psicologico, come se tutto ruotasse intorno al rapporto mai risolto tra l’espressione delle emozioni ed il loro, congelamento la loro copertura, il camuffamento e l’enigma continuamente sospeso.

Il corpo umano è rappresentato in disegni dove le posizioni sono molto classiche, ma l’atmosfera generale dell’opera rimanda ad un tensione interna, solo accennata e appena percettibile in volti spesso lasciati volutamente incompiuti o in ritratti dai lineamenti fin troppo irrigiditi come resi granitici da un dolore deformante e persistente.

 

Le sculture sono realizzate in bronzo, terracotta, acciaio e vetro, spesso variamente combinati, con attenzione agli stessi piedistalli che assumono anch’essi valenze concettuali e formano, insieme all’opera, un’unica unità di significato.

Un “arresto cinematografico” o lo scatto di una fotografia sembrano così fissare figure esili ma tese da una tenace forza di movimento, saette velocissime immortalate nel momento della maggior tensione richiesta dallo sforzo fisico nelle prove sportive. Troviamo così nuotatori in procinto di tuffarsi in “frammenti di mare”, in sconosciuti ritagli di acqua dallo spazio limitato, ma dall’aspetto profondamente avvolgente e un po’minaccioso; surfisti che cavalcano onde altissime ed incombenti; tuffatori acrobatici in bilico su dirupi alti e scoscesi. Claire Fontana realizza anche gruppi scultorei in cui  le figure sembrano concentrate più sul movimento individualistico, quasi ossessivo, che su un reale scambio relazionale, come accade, a titolo di esempio, nell’opera “Duellistes” o nei gruppi di tuffatori.

 

In generale traspare l’esigenza di un profondo bisogno di raccoglimento e di riposo, una evanescenza dell’essere continuamente riproposta in figure che si concedono solo a tratti ad una visione dall’esterno, tecnicamente manipolate in disegni dalle sfumature incompiute, in sculture pasticciate nella superficie, calate in ambienti dove l’incontro reale tra i soggetti sembra continuamente sfuggire, sul limite di una barriera invisibile ma fortemente determinante e persistente, sempre raggiunta e mai completamente superata.