G A L E R I E D' A R T

Furio Cavallini

www.cavallini.org/Furio

 di Elena Capone

 Le atmosfere di Cavallini sono quelle del ricordo, della reminiscenza di un passato vissuto che ritorna a parlare di sé con un tono vagamente malinconico, ma elegante, fiero.

Il cromatismo prevalente è quello del blu che diventa grigio ghiaccio, corretto da un rosa tenue o dal verde cupo, nelle composizioni di paesaggio.
La figura umana è rappresentata in nudi possenti, nella tradizione naturalistica di Courbet, per ricordare l’amore e l’attaccamento alla vita terrena, ma le contorsioni accennate rievocano quelle molto più esasperate di Schiele, in una continuità inscindibile tra fisico e psichico.

Fanno ,la loro silenziosa comparsa anche presenze fantasmatiche, invisibili eppure quasi tangibili, “indossano” scarni vestiti e disegnano lo spazio vuoto della memoria più lontana.

La stesura pastosa del colore va a delimitare superfici dense e compatte che catturano la luce esterna e la spandono su tutta l’area dipinta creando, a partire dalla materia, un’unità unica emozionale e di pensiero.

 

Di grande contenuto metafisico è il motivo della natura morta con sedia. Qui, pur in assenza della figura umana, gli oggetti, la sedia stessa e gli eventuali indumenti sopra adagiati (una o più giacche, un cappello, una borsa da viaggio), parlano di un uso, di un’azione che è stata e che è ancora possibile, della vita ancora presente, appena allontanatasi o in procinto di ritornare. L’artista però non si ferma a questo: la giacca è anche un po’ irrigidita in una auto-rappresentazione di sé, accentuata dalla prospettiva un po’ futurista del sedile della sedia, talvolta troppo aperto rispetto allo schienale, ma efficace nell’intenzione di mostrarsi nella sua interezza. In alcune opere è espressa una tacita richiesta di riposo che denuncia la tentazione di abbandonarsi un po’ dopo la fatica di un lungo viaggio. Cavallini ci riporta così all’esigenza di un concettualismo, già presente nella tradizione post-impressionista inaugurata da Cezanne.
I paesaggi della campagna toscana sono attraversati da un movimento spesso impetuoso a denunciare una grande spinta emotiva dall’interno, verso e attraverso l’esterno.

 

La prima mostra personale di Furio Cavallini risale al 1952, presso il Palazzo di Parte Guelfa a Firenze. Successive esposizioni dei suoi lavori sono state curate, nel corso degli anni ’70 e ’80, da prestigiosi enti culturali quali la Ripartizione Cultura del Comune di Milano e la Fondazione Corrente di Milano che gli dedica, nel 1984, una mostra antologica di disegni.

L’artista attualmente vive e lavora in Toscana. Molte delle sue opere sono presenti in collezioni pubbliche di grande rilievo per il patrimonio artistico nazionale, quali la Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze, la Sede I.N.T.E.R.S.I.N.D. di Milano, la Galleria d'Arte Moderna di Busto Arsizio (VA) e, per la nostra area, negli edifici dei Comuni di Piombino, Grosseto e Riparbella.